la fiaccola dell'anarchia

galassia anarchica

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rivisitazione del potere e suo ridimensionamento
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sabato 6 giugno 2009

IO PUO'!...BUFFONE FATTI PROCESSARE!

Ieri sera ero a casa di un’amica che ha il televisore e non ho saputo resistere allo zapping pre-elettorale. Guerra dell’audience: documentari naturalistici contro Silvio Berlusconi. Chissà chi la spunta?Dopo aver incassato da Giuliana del Bufalo di Raidue un raccapricciante “lei qui è il padrone di casa!”, il premier passa a Matrix, dove addirittura gli fanno scrivere la scaletta.Il giornalismo graffiante del conduttore Alessio Vinci lo pone di fronte ad insidie come le ‘gaffes’ all’estero. E quando Berlusconi cambia aneddoto ecco che partono proprio le immagini giuste, istantaneamente. “Ma come, quella delle corna non me la chiede?” La regia non aspetta nemmeno la risposta del conduttore e fa partire le immagini.A dare un tono all’ambiente, oltre al conduttore, ci sono Gianluigi Paragone di Libero (serve commentare?) e un Piero Sansonetti di bianco vestito, praticamente una statua di sale, da mandare sempre in pubblicità.Il premier non si trattiene e ci racconta quanto gli costa essere il nostro presidente. Di seguito la trascrizione di uno dei momenti migliori.
“Se il presidente del Consiglio si reca in una sua casa dove offre ospitalità a sue spese a degli ospiti importanti, ospiti stranieri, porta lì delle brigate di cuochi, di camerieri, di artisti, a volte anche in numero elevato. Dieci, a volte venti persone, e li paga tutti lui! Sarà morale un comportamento del genere! E qualcuno pretende che sia immorale che se il presidente del Consiglio andando da Roma a Olbia faccia venire qualcuna delle persone che con lui a spese sue concorrono a questa ospitalità su un aereo dove ci sono un mare di posti. Ma pensi com’è meschino chi si inventa di fare una critica di questo genere. Un presidente del Consiglio che non ha il diritto e la libertà e deve dire a dei suoi collaboratori “ti prendi un volo di linea per venire ad Olbia”, ma scherziamo! Quando il presidente del Consiglio oltre a tutta l’ospitalità… poi dato che non è un poveraccio ma è un TYCOON, un imprenditore, quando fa un regalo alla moglie di questo o alla moglie di quest’altro o allo stesso premier, non può fare un regalo che non sia a livello di quello che è lui. E quindi investe migliaia e migliaia di euro in questa direzione. Se vuol sapere il costo del mantenimento di un’equipe in Olbia per una settimana, è superiore a centomila euro. E chi li paga? Il presidente del consiglio!E perché il presidente del consiglio è importante che sia un TYCOON? Perché quando il presidente del Consiglio parla con i suoi colleghi stranieri non è soltanto il politico politicante che come mestiere ha fatto solo la politica, è un signore che è arrivato ad avere cinquantaseimila collaboratori, è un imprenditore che è stato il primo del paese e viene trattato con deferenza e con rispetto anche soltanto per questo.Poi guarda caso è anche votato dai suoi concittadini che in questo momento gli attribuiscono dal settanta al settantacinque per cento di apprezzamento.”
Ad un passo dalla mezzanotte e quindi dal silenzio stampa in cui nessuno potrà contraddirle, parte il delirio delle cifre: percentuali, milioni e miliardi come se piovesse. Scopriamo perfino che il piano anti-crisi del governo Bush (il cosiddetto ‘Piano Paulson’) era farina del suo sacco: “Guarda caso, a sole ventiquattro ore dalla mia visita a Washington, si sono stanziati più di settecento miliardi di dollari!”Nelle interruzioni pubblicitarie passano Gattuso, Ennio Doris e lo spottone di mediaset premium. Del tycoon non si butta via niente!E’ proprio il caso di dirlo: “Magic Italy”!
Franz
Post scriptum
Non è mancato, a Matrix, un grazioso siparietto di immagini di folle in tripudio. Il buon Alessio Vinci, per non far torto al proprio datore di lavoro, non ha trasmesso, per completezza di cronaca, anche le immagini delle numerose contestazioni di piazza. All’oscuramento mediatico e all’intimidazione poliziesca del dissenso, partendo dal caso del nostro amico Duccio, Alessandro Robecchi ha dedicato un articolo sul Manifesto. Lo trovate QUI.
E se vuoi sapere altro clicca l'immagine del giullare...fonte Piero Ricca e Franz...qui Milano libera

giovedì 28 maggio 2009

LUTTAZZI AL CONFINO MEDIATICO

DANIELE LUTTAZZI AL CONFINO MEDIATICO..CLICCA L'IMMAGINE PER APPROFONDIRE LA NOTIZIA..FONTE MICROMEGA

venerdì 1 maggio 2009

Italiani popolo di poeti e navigatori? NO! DI SERVI!!!

Freedom House l'organizzazione fondata da Eleanor Roosevelt, ha classificato l'Italia semi libera per l'informazione. Unica nazione europea occidentale. Dietro di noi ci sono Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea. Ma non disperiamo, siamo in grado di raggiungerle grazie a giornalisti come Belpietro, Riotta, Mimun e a politici della statura di Boccone del Prete Franceschini e di (Musso)Fini.
Freedom House attribuisce la nostra posizione al controllo delle televisioni da parte dello psiconano. Non sono d'accordo. La libertà di espressione, di scrivere e di voler ascoltare la verità non dipende da un ometto senza principi. La responsabilità è degli italiani. Un popolo che, nella sua maggioranza, pagherebbe per vendersi. Un popolo simpatico, gioviale, senza pensieri. Con un udito sensibile. Il suono della verità gli fa male ai timpani. Con la memoria di un'ameba. Che dedica piazze e vie al latitante Bottino Craxi e tollera un corruttore professionista alla guida del Paese.
Testa d'Asfalto fa il suo mestiere. Vende la merce che gli italiani vogliono comprare. La dimenticanza è un tratto nazionale. Nessuno ricorda più nulla. Qui e ora, solo qui e ora è importante. L'informazione si nutre del passato, ma il passato in Italia non esiste. L'Italia vive in un eterno presente. La sua memoria è una spiaggia lavata senza sosta dalle onde del mare. Un Paese cinico, spesso servo, per un periodo luce del mondo. Un posto in cui si vive bene solo se si è già morti dentro. Un Paese senza coscienza di sè che forse non esiste. Un tunnel di morti ammazzati e dimenticati. In nessun Paese democratico nel dopoguerra c'è stata una strage di magistrati, di giornalisti, di poliziotti, di Carabinieri, di persone comuni, semplicemente oneste, come in Italia. E' stata una strage immane, un Vietnam d'Italia, lo documenta il Calendario dei Santi Laici. L'italiano non parla, non sente, non vede e odia l'informazione. Per informarsi e trarne le conseguenze dovrebbe mettere in discussione tutto, a partire da sè stesso e dal suo contributo alla vita sociale. Non vuole sapere, perchè sapere è pericoloso. L'italiano è barricato in suo fortino personale di convizioni, di miti, di balle, di televisioni. E' una questione di sopravvivenza. E' un malato terminale di democrazia che si illude di essere libero. L'italiano vive un incubo, ma riesce a trasformarlo in un sogno. Per lui tutto è possibile, l'importante è crederci. Disinformare per Credere. Freedom House ha anche fatto l'elenco dei "10 peggiori Paesi per essere un blogger". Sono: Myanmar, Iran, Siria, Cuba, Arabia Saudita, Vietnam, Tunisia, Cina, Turkmenistan e Egitto. L'Italia non c'è ancora, ma è solo questione di tempo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Foto di simrax. Dal blog di beppe grillo

sabato 11 aprile 2009

IL TERREMOTO IN ABRUZZO E' UN DONO DEL BUON DIO.

Secondo Radio Maria il terremoto dell'Aquila è stato voluto dal "buon" Dio per far sì che gli abruzzesi apprezzassero, nella settimana "santa" del 2009, le sofferenze che il suo figliolo, detto Gesù Cristo, ebbe a patire 2.000 anni or sono.

mercoledì 11 marzo 2009

IN NOME DELLA "CRISTIANITA''" SI MANGANELLANO GLI STUDENTI A PISA

Marcello Pera scrive testi importanti, ma che nessuno legge. Questo gigante del pensiero fa il piazzista dei suoi libri dove può, anche in un luogo pubblico come l'Università di Pisa. Mentre Pera illustra il suo testo fondamentale: "Perché dobbiamo dirci cristiani" in Ateneo, i celerini manganellano gli studenti che protestano in strada. Tutto molto cristiano. Gli studenti pagano la retta universitaria, ma non possono assistere all'esibizione di Pera. Non si può criticare il senatore Pera del PDL, prima craxiano, poi psiconano, mantenuto in Parlamento da quattro legislature con i soldi dei contribuenti.In tutta Italia si picchiano ragazzi che protestano, anche in modo vile come è avvenuto a Bergamo. Così non si può continuare. Prima o poi ci scappa il morto. Nessuno deve essere autorizzato a picchiare un cittadino inerme, soprattutto se indossa una divisa. Non c'è extraterritorialità per la violenza. Invito gli studenti universitari a illustrare le loro tesi in Parlamento, inizierei da: "Perché non dobbiamo dirci piduisti e neppure mafiosi". Nel frattempo senatori e deputati noti alle Forze dell'Ordine (più di un centinaio) potrebbero ricevere opportune cariche di alleggerimento della Celere.Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

lunedì 9 febbraio 2009

ELUANA E' MORTA

Per quindici anni i “democratici di sinistra” ci hanno insegnato che non bisogna demonizzare l’avversario e che non c’è nessun rischio di regime antidemocratico. Ora Veltroni - che in campagna elettorale non ha mai citato nè la parola Berlusconi nè le parole conflitto di interessi - si è accorto che qualche problema c’è. I “democratici di sinistra” (e a tratti perfino i “liberali” del Corriere della Sera) iniziano a sospettare che l’uomo con cui hanno serenamente dialogato riconoscendone la caratura da statista sia estraneo alla democrazia delle regole. Veltroni arriva a dire l’inosabile: che il personaggio non merita di andare al Quirinale. Meglio tardi che mai? Non vale in questo caso. I “democratici di sinistra” e i “liberali” di via Solferino sono una parte consistente del problema: lo sfascio di cui la volgare strumentalizzazione politica della tragedia Englaro è l’ultimo segno, è il prodotto della loro ignavia.
Sul caso specifico - una tragedia privata (con delicatissime implicazioni filosofiche e morali sulle quali nessun portavoce di partito ci risparmia una dichiarazione in favore di telecamera) trasformata in un brutality show - come non essere d’accordo con chi denuncia l’ennesimo, gravissimo strappo all’ordinamento costituzionale e ai principi di separazione dei poteri e laicità dello Stato, Stefano Rodotà in testa.
Si pretende di cancellare per decreto una sentenza definitiva della magistratura. Si impone alla firma del Capo dello Stato, che preventivamente e in forma riservata aveva reso nota la sua contrarietà, un decreto legge volto unicamente a creare un polverone ideologico. Si attaccano le prerogative della presidenza della Repubblica. Si lanciano gli ennesimi strali contro la Costituzione “di ispirazione sovietica”, da cambiare in fretta in quanto “comunista”, appellandosi direttamente al “popolo”. Si ordina al Parlamento di legiferare a tempo di record, come se le Camere fossero una depandance del Governo e le leggi avessero lo scopo di risolvere casi particolari cavalcando ondate emotive. Si ritiene scontato che il “popolo” degli spettatori - adeguatamente emozionato dalla grancassa mediatica - non distingua e non ricordi nulla: né le disperate richieste di Giuseppe Englaro di una soluzione legislativa equilibrata e valida per tutti, né le sentenze delle autorità giudiziarie nel frattempo intervenute, né la latitanza del potere legislativo verso la necessità di una legge sul “testamento biologico”.
La tragedia di una famiglia diventa caso di Stato in uno Stato ridotto ad affare di famiglia. Il pagliaccesco padrone di questa Repubblica ha deciso che quella tragedia - di cui gli importa meno di nulla, come dimostrano le sue infami esternazioni di questi giorni - può tornare utile per vari motivi:
1 fare un favore a costo zero al Vaticano, che è sempre meglio tenersi buono
2 riaffermare la supremazia del potere esecutivo su ogni altro potere e su ogni altra autorità (naturalmente quando al governo c’è lui, che ormai ritiene di essersi insediato a vita)
3 mettere alla prova e possibilmente esaurire la reattività morale di Giorgio Napolitano verso le imminenti scadenze che davvero gli stanno a cuore: intercettazioni, riforma della giustizia (ritroverà il coraggio di uscire dal silenzio e dire no un’altra volta?)
4 distrarre e rimotivare il popolo dell’audience, che tuttavia - nel merito - per ora sembra non gradire i diktat vaticani in tema di accanimento terapeutico, almeno stando ai sondaggi pubblicati negli ultimi giorni

lunedì 19 gennaio 2009

MICHELE SANTORO-IL NUOVO EDITTO BULGARO DI TESTA D'ASFALTO

“Questa tv pubblica è indegna di un paese civile..”, se la frase avesse compreso anche la tv privata, forse sarebbe stato persino possibile avviare un dialogo con l’interlocutore del quale, per il momento, non sveliamo il nome.
Contro chi e contro cosa si scagliava l’incazzato anonimo? Forse era indignato per i troppo quiz milionari che rappresentano uno schiaffo alle povertà, forse era sconvolto dall’ultima puntata dei grandi fratelli o delle piccole sorelle, forse era disgustato dall'ultima apparizione televisiva di Moggi o di Licio Gelli, può darsi che non sopportasse le tante censure che stanno condizionando l’informazione da Gaza e su Gaza, oppure poteva aver casualmente letto i verbali delle intercettazioni tra il presidente del consiglio e alcuni dirigenti della Rai......continua su Micromega clicca qui